
«Avete qualche proposta da fare?» chiese il Geoarca.
«Sì» replicò McKenzie. «Dobbiamo metterci immediatamente in contatto con questa razza. Non tra cento anni, non tra un anno, ma addirittura la settimana prossima. Dobbiamo far sapere a loro che nell’Universo ci siamo anche noi, e che bisogna assolutamente raggiungere una specie di accordo… prima, capite, prima che l’urto avvenga!»
Seguì un attimo di silenzio solenne. McKenzie fissava la figura eretta di Laurance fiancheggiata dagli altri quattro uomini dell’equipaggio.
«Cosa vi fa supporre» chiese Lestrade, l’Arconte della Sicurezza, «che questi… stranieri, diciamo così, possano nutrire dei propositi ostili nei nostri confronti?»
«Il problema dei loro eventuali propositi ostili è del tutto irrilevante. Loro esistono e noi esistiamo, ecco il punto! Loro colonizzano la loro area, noi la nostra. Prima o poi l’urto sarà inevitabile.»
«Diteci chiaramente ciò che consigliate, Tecnarca McKenzie» disse timidamente il Geoarca.
McKenzie si alzò. «Io propongo che la nave spaziale a velocità ultra-luce, appena tornata dal suo viaggio, riprenda immediatamente lo spazio. Propongo che all’equipaggio venga aggregata una commissione di esperti. Propongo infine che questa commissione si metta in contatto con l’altra razza per intavolare negoziati. I nostri parlamentari tenteranno di scoprire i propositi di questi esseri e di raggiungere un’intesa, secondo la quale alcune aree della galassia verranno riservate all’una o all’altra delle due razze colonizzatrici.»
«E chi comanderà l’astronave questa volta?» chiese l’Arconte delle Comunicazioni.
McKenzie parve sorpreso dalla domanda. «Mi sembra evidente, no? Abbiamo di fronte a noi un equipaggio addestrato perfettamente, e che ha già dato prova delle sue capacità.»
