L’Arconte della Sicurezza chiese, calmo: «Siete certi di non essere stati visti?»

«Alla nostra astronave non badavano affatto. I miei uomini sono rimasti sempre nascosti, mentre li osservavano. Dopo due ore di osservazione abbiamo lasciato il quarto pianeta e ci siamo spostati sul terzo, sempre del tipo-Terra, e anche qui c’erano colonie in costruzione. Dal sistema NGCR 185143, attraverso l’iperspazio, ci siamo spostati su un’altra stella a due anni-luce di distanza, e anche qui abbiamo osservato un processo di colonizzazione. Una terza visita, a un terzo sistema distante parecchi anni-luce, ci ha rivelato un’altra colonia in costruzione. Non ci sono dubbi possibili: questa razza, questi alieni stanno conducendo un’attiva opera di colonizzazione nel proprio settore della spazio. Dopo la nostra visita al terzo sistema stellare, ci siamo messi in viaggio per il ritorno, e siamo arrivati alcune ore fa.»

«Quindi, non siamo noi i soli» mormorò il Geoarca Ronholm, quasi a se stesso. «Altri esseri, là fuori, fondano come noi le loro colonie…»

«Già» lo interruppe brusco McKenzie. «Fondano come noi le loro colonie. Io vi dico che siamo incappati nella più grande minaccia che la Terra abbia mai incontrato in tutta la storia dell’Umanità.»

«Come potete esserne certo?» chiese Nelson, l’Arconte dell’Istruzione, con un certo calore. «D’accordo. C’è un’altra razza, una specie aliena che a migliaia di anni-luce dal nostro sistema sta colonizzando nuovi mondi. E con questo? Non mi pare proprio il caso di trarre conclusioni così drammatiche.»

«È il caso, invece, ed è quello che faccio. Oggi la sfera dei mondi terrestri e quella della razza aliena sono separate da migliaia di anni-luce. Ma la nostra espansione è in continuo aumento, e altrettanto si può dire della loro. Questo condurrà, prima o poi, a un urto inevitabile. Non parlo di una collisione tra due astronavi, o due pianeti, o addirittura due soli; la collisione inevitabile avverrà tra due imperi spaziali, il nostro e il loro.»



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