
«Questa stella è un sole con undici pianeti. Seguendo le istruzioni ricevute, siamo atterrati sul quarto di questi pianeti. I primi dati ci confermarono che si trattava di un pianeta Sei punti, tipo Terra, e quindi adatto per la colonizzazione. Con nostra grande sorpresa, scoprimmo che su questo pianeta un’intera città era in via di costruzione.»
Sulla pedana, McKenzie si accigliò! La narrazione di Laurance era stata fin qui incredibilmente piatta, schematica, sinottica; l’uomo era riuscito a spogliare di ogni senso di meraviglia il primo viaggio interstellare v-u-l (velocità ultra luce), e a trasformare il resoconto in un semplice rapporto meccanico. La cosa aveva irritato molto il Tecnarca.
«Parlateci degli esseri che avete visto» ordinò.
«Sì, Eccellenza. Inviai Hernandez e Clive in ricognizione. Essi osservarono gli alieni per parecchie ore.»
«Senza essere visti?» chiese McKenzie.
«Questo è quanto ci risulta, Eccellenza» replicò Laurance.
«Che aspetto hanno gli alieni?» volle sapere Klaus, l’Arconte della Difesa. Aveva una vocetta sottile e petulante.
«Sono umanoidi, Eccellenza. Abbiamo anche diverse fotografie che sarebbero state pronte se… se ci avessero avvertiti in tempo di prepararle. Comunque, misurano due metri circa d’altezza, hanno due gambe, respirano ossigeno, e per molti aspetti assomigliano a noi. La pigmentazione della pelle è verde, ma ne sono stati osservati alcuni azzurri. Pare invece che abbiano giunture più complesse delle nostre. Le braccia hanno due gomiti, che permettono movimenti in tutte le direzioni, e per quanto si è potuto distinguere da lontano, pare che abbiano sette od otto dita. Indossano vestiti. In poche parole, potremmo dire di avere scoperto una razza intelligente a uno stadio di evoluzione più o meno simile al nostro.»
